22Jul2015

FILTRI SOLARI, NANOPARTICELLE, FORMULATORI ED ECOSISTEMA

Dott.ssa Maria Elena Setti

 

Su filtri fisici e chimici, si è detto e scritto tanto, sostenitori degli uni, sostenitori degli altri, polemiche, scottature e arrabbiature sotto il sole.

Vorrei parlare di questo argomento in maniera un pochino diversa, ovvero cosa succede dietro le quinte di un prodotto solare.

Cominciamo a parlare del cuoco della grande cucina del laboratorio cosmetico ovvero il formulatore!

Il formulatore di un’azienda cosmetica è un po’ creatore e un po’ burocrata, in quanto sarà la sua esperienza e conoscenza a far scegliere determinate materie prime, ma dovrà anche attenersi a importanti leggi, che ogni paese ha deciso, per regolamentare i prodotti cosmetici.

In Europa per esempio, ogni prodotto cosmetico immesso sul mercato deve avere una documentazione specifica, il PIF (Product Information File) che comprende anche la Valutazione della sicurezza e viene notificato presso il portale europeo, il CPNP (Cosmetic Products Notification Portal) dall’11 luglio 2013.

 

Nanoparticelle nei solari: un formulatore come può sapere se la materia prima che sta usando è nano o no?

Ogni produttore di materie prime, nel nostro caso filtri fisici come il biossido di titanio, deve accompagnare la sua materia prima da una scheda tecnica e da una scheda di sicurezza, molto dettagliate e compilate da un direttore tecnico, che firma tali schede anche a livello legale.
Oggi esiste anche un regolamento, il REACH, che concerne la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche.

A questo punto se il formulatore ha le schede del filtro fisico, che indicano che non contiene nanoparticelle, è sicuro che il prodotto finale non ne conterrà e quando dovrà notificare il prodotto solare nel portale europeo, potrà scrivere nel CPNP, che il suo cosmetico non contiene nanoparticelle.  Nel caso invece le contenesse, dovrà indicarlo sia nel CPNP che in etichetta.

E’ importante capire questo processo per fare una scelta consapevole quando si acquista un prodotto solare, evitando così falsi allarmismi e storie di complotti che girano sul web.

Sulla pericolosità o meno delle nanoparticelle si sta parlando tanto, diciamo che non si sa ancora abbastanza su di loro (sono di recente introduzione) ed è per questo che vanno indicate in etichetta (sul prodotto cosmetico) se sono presenti.

Il formulatore bio-eco, solitamente non sceglie questo tipo di materia prima, fino a poco tempo fa erano vietate dai certificatori del bio-eco, oggi qualcuno si sta aprendo.

Io, personalmente, preferisco non usarle nei prodotti Alchimia Natura.

 

Torniamo al nostro formulatore-cuoco che decide di formulare un solare.


Che filtro solare utilizzare? Fisico? Chimico? O una miscela di entrambi?

E’ molto facile formulare coi filtri chimici, addirittura i produttori di materie prime, forniscono alle aziende cosmetiche preparati pronti di solari con filtri chimici, a cui vengono soltanto aggiunti profumo o estratti per caratterizzarli. Hanno il vantaggio di essere creme già stabili, poco costose e l’azienda non deve investire tempo per fare il preparato.

I filtri fisici sono la sfida del formulatore, più se ne mettono, maggiore sarà il fattore di protezione, ma minore sarà la spalmabilità della crema e il suo effetto bianco, come fare? Provare, testare, riprovare, ricominciare, aggiungere estratti vegetali che possono aiutare il filtro fisico ad aumentare il suo SPF e così magari poterne mettere meno, cercare emulsionanti e oli vegetali che possano aiutare la scorrevolezza delle particelle, in modo da rendere più piacevole l’applicazione. Tante ore di prove, di delusioni, ma anche di soddisfazioni.

Vi chiederete, ma perché tutto questo?

Se voglio creare un solare il più biocompatibile possibile con la mia pelle e con l’ambiente devo scegliere un filtro fisico.


I filtri fisici, sono ad oggi, gli unici filtri solari ammessi da enti certificatori del bio-eco come ICEA e AIAB.

E’ possibile scaricare un programmino dell’ICEA, per valutare se un prodotto è certificabile ICEA oppure no, ho inserito l’INCI del nostro solare ad alta protezione come esempio e come potete vedere dall’immagine, è al 100% certificabile ICEA. I filtri fisici inseriti sono corretti e eco approvati.

http://www.icea.info/it/icea-check

 

 

Qualche anno fa testai un filtro particolare, il Tegogalanga, una sostanza che proveniva dalla radice di una pianta, la Kaempferia Galanga. Poteva essere abbinata ai filtri fisici, coprendo un maggiore spettro UV, con buoni risultati. Il neo? Un costo esorbitante e una grossa invidia da parte di alcune multinazionali, dopo alcuni mesi il mio fornitore mi disse che il brevetto era stato comprato da una multinazionale produttrice di filtri chimici e che aveva cessato di farla produrre. Peccato, non so se ad oggi è stata rintrodotta.

 

I filtri fisici hanno buone proprietà lenitive sulla pelle, la proteggono riflettendo i raggi UV del sole, sono adatti anche ai bambini piccoli, proteggono efficacemente la pelle e se inseriti in una formulazione water resistant (ricordatevi che è il tipo di emulsione che crea un prodotto water resistant) sono sicuri anche durante numerosi tuffi in piscina!

Sui problemi dei filtri chimici, si parla tanto, e credo bisognerebbe usarli davvero con parsimonia se davvero si vuole usarli, in quanto non solo possono provocare irritazioni alla pelle, dermatiti, eritemi, ma anche passare attraverso il latte materno e quindi esporre i neonati a degli agenti chimici:

*The Trouble With Sunscreen Chemicals

Two European studies have detected sunscreen chemicals in mothers’ milk, indicating that the developing fetus and newborns may be exposed to these substances (Schlumpf 2008, Schlumpf 2010). A 2010 study by Margaret Schlumpf of the University of Zurich found at least one sunscreen chemical in 85 percent of milk samples.

 

*Contact allergy to sunscreen chemicals in photosensitivity dermatitis/actinic reticuloid syndrome (PD/AR) and polymorphic light eruption (PLE). Bilsland D1, Ferguson J.
 

*Sunscreen Allergy: A Review of Epidemiology, Clinical Characteristics, and Responsible Allergens Elyse Scheuer; Erin Warshaw

Riguardo ai bambini piccoli è nato l’allarme di pericolosità di accumulo dei filtri chimici, visto che il solare viene spalmato sulla pelle dei bambini tante volte al giorno.

 

Un articolo che deve far riflettere sull’effetto boomerang dei filtri chimici è quello del il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia in Humanitas e Docente di Dermatologia all’Università di Milano. 

 

Un altro grosso problema che riguarda i solari è il loro impatto con l’ambiente.

Qualunque cosa immessa nell’ambiente in quantità rilevante ha una conseguenza.

Se scaricassi tonnellate di olio di oliva extravergine in mare, causerei un danno enorme all’ambiente.

Se scarico tonnellate di prodotti solari ogni anno nel mare, qualunque sia il solare, potenzialmente creo un problema all’ambiente, quindi è più rispettoso scegliere il solare che ha un basso impatto ambientale.

Riporto da un intervento del Dott. Zago, lo schema di calcolo dell’EU Ecolabel sull’impatto ambientale di diversi filtri chimici rispetto al biossido di titanio (filtro fisico) :

Titanium Dioxide 833,33
Octocrilene 1666,67
Bis-ethylhexyloxyphenol methoxyphenyl triazine 1666,67
Butyl methoxydibenzoylmethane 1666,67


Il Dott. Zago riassume il concetto dicendo: “In sintesi il biossido di titanio impatta la META' rispetto ai più comuni filtri chimici.” E questo già dovrebbe far scegliere i filtri solari fisici, in quanto molto meno impattanti sull’ambiente.

 

Posso fare a meno dei solari? La risposta è purtroppo no.
La nostra pelle ha bisogno di essere protetta, o la proteggiamo con gli indumenti (mi sembra poco fattibile costringere tutti a fare il bagno a tutte le età vestiti dalla testa ai piedi e con un passamontagna in faccia) o utilizziamo prodotti solari.

La Skin Cancer Foundation, mette in guardia sulle scottature, bastano circa 5 o più scottature per aumentare il rischio di melanoma dell'80%. Con il sole non si scherza, non è un gioco, c’è di mezzo la salute.

La ricerca deve impegnarsi nel cercare sostanze sempre meno impattanti per l’ecosistema, e al momento i filtri meno dannosi per l’ambiente sono i filtri fisici, che inoltre hanno proprietà cosmetiche di valore, come l’effetto lenitivo e protettivo per la pelle.

 

Un’altra considerazione molto importante è quanto bio-eco è tutto il resto della formulazione del solare.

Se utilizzo filtri fisici o chimici all’interno di una formulazione piena di siliconi, petrolati, DEA, MEA, PEG, il mio solare diventa molto più inquinante (e poco biocompatibile con la mia pelle), se invece utilizzo un solare con filtri fisici che segue le regole del bio-eco, secondo le regole ICEA, AIAB, NATRUE etc..  so che avrò utilizzato un prodotto  che non solo vuole più bene alla mia pelle, ma che è anche molto meno impattante per l’ambiente.

Un prodotto bio-eco è la scelta migliore per se stessi e per l’ambiente.

Ogni formulatore, ogni ricercatore e produttore di materie prime dovrebbe impegnarsi ogni giorno per cercare sostanze sempre più ecologiche e dermoprotettive, in modo che la salute della nostra pelle possa andare di pari passo con la salute dei nostri mari.

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